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Il Merletto a Tombolo

Il turista che, con la consueta curiosità indagatrice, si infila tra le viuzze e le stradine della cittadina, sicuramente si imbatterà, specie durante la stagione estiva, nelle donne offidane; donne di ogni età, sedute presso l’uscio di casa, tutte prese dal lavoro del merletto a tombolo ed è uno spettacolo osservarle mentre muovono con velocità sorprendente i fuselli.

La lavorazione del merletto a tombolo è la principale espressione dell’artigianato artistico Offidano tanto da far definire Offida come “la città del merletto”.
La sua lavorazione viene ancora eseguita con i mezzi e i sistemi di una volta e tutte le offidane, senza distinzione di ceto, si sono applicate e si applicano ancora oggi a tale lavorazione tramandando di madre in figlia, o meglio di nonna in nipote, un’arte tanto preziosa e raffinata.

La storia

Non è possibile conoscere con certezza quando e come il merletto a tombolo fu introdotto in Offida.
Gli affreschi, i dipinti, i libri modellari, oltre ai dati storici pubblicati già dal 1500 e dal 1600, sono le fonti privilegiate da cui rintracciare le immagini e le notizie sulla produzione dei primi merletti offidani. Si può supporre che, sia il Maestro di Offida nella seconda metà del 1300, sia Simone De Magistris alla fine del 1500, si siano avvalsi di modelli di pizzi eseguiti in Offida, per riprodurli  nelle loro opere.
Il primo documento che fa cenno al merletto prodotto in Offida è datato 1511 ed è relativo ad  un’offerta di pizzi da parte del Comune di Offida alla chiesa della Croce Santa, per soddisfare un voto fatto dalla cittadinanza, onde ottenere la fine della peste del 1507. Personalità religiose di origine offidana, affermate in campo nazionale, usavano il merletto prodotto in Offida per ornare i corredi sacri. Nella pinacoteca comunale si possono ammirare dipinti di questi religiosi offidani con indosso camici adornati da merletto: Giovanbattista Benedetti, vescovo di Atri e Penne, deceduto nel 1591; Silvestro Bracondi,vescovo di Montemarano (Av.), deceduto nel 1603 e Pompeo Mignucci, vescovo di Acquapendente, deceduto nel 1655.
Nella chiesa di S.Agostino una porta, con la scena dell’Annunciazione, dipinta agli inizi del 1600 e restaurata di recente, mostra  l’Angelo che indossa una  tenue e trasparente veste ornata di prezioso merletto. 
Nel 1600 la lavorazione del merletto non era più solo una fiorente attività artigianale, ma anche una fonte di sostentamento per le famiglie del luogo. La produzione aumentò e la lavorazione del merletto migliorò in qualità e raffinatezza così che il manufatto era ricercato ed esportato dai mercanti, come lo si può desumere da un atto di compravendita del 24 Maggio 1612, custodito nell’archivio notarile di Ascoli Piceno.
Un più ampio utilizzo si ebbe nel 1700, quando la  scomparsa delle grandi epidemie, lo sviluppo e la diffusione dell’industria tessile, le cognizioni igieniche ed il desiderio di uno stile di vita migliore, portarono alla diffusione dell’uso della biancheria intima, che poteva essere resa più elegante dall’applicazione del merletto. Furono in particolar modo le donne che seppero recepire questa nuova forma lavorativa, vedendo in essa un’ ulteriore fonte di guadagno, la possibilità di esprimere le loro capacità creative e la soddisfazione per un’ attività bella ed appagante, che potevano liberamente svolgere in casa o nelle vie del paese, in compagnia di amiche e vicine.
È del 1728 una supplica al Papa Benedetto XIII° da parte dei comuni di Offida, Ripatransone e Montecchio, perché si vietasse l’introduzione dei merletti dal Veneto, ciò lascia supporre una fiorente produzione locale.
Negli archivi ecclesiastici della Collegiata Nuova è custodito, in qualità di reliquia, un pregevole camice ornato di pizzo a fuselli, indossato da San Gaspare del Bufalo, sacerdote romano, vissuto nel XVIII secolo.
Nella prima metà del 1800 è testimoniata la vendita di merletti al Conte Brancadoro di Fermo, ma il periodo di massimo splendore si verificò alla fine del secolo stesso.
Fu nel 1900  che si ebbe una consacrazione del merletto locale nei mercati europei ed extraeuropei, raccogliendo sempre più consensi e premiazioni.
Nel 1910 venne istituita la prima scuola di Merletto all’interno della scuola comunale, con lezioni tenute dall’insegnante Marina Marinucci. 
L’aumento turistico della riviera adriatica a partire dagli anni 50, le varie promozioni ed iniziative locali, hanno portato a definire Offida “la città del merletto a tombolo”.

Dal 1998 è stato costituito, nell’antico palazzo De Castellotti, il Museo del Merletto a tombolo, dove si possono ammirare lavori antichi e moderni, le diverse tipologie di lavorazione e le svariate possibilità di applicazione. 

Dal 2009 è stato ottenuto il marchio di tutela che garantisce la qualità di un prodotto così prezioso. Il marchio "Merletto a Tombolo di Offida" contraddistingue la produzione offidana di merletti artistici e tradizionali, a tutela della denominazione d’origine ed ai fini della difesa e della conservazione delle caratteristiche formali e produttive.
Nel 2010 è stata inaugurata “Via del Merletto”, una via storicamente dedita alla lavorazione del merletto a tombolo, con l’istallazione di targhe e pannelli esplicativi.
Di recente si è affermata la produzione di merletti-gioiello: orecchini, bracciali, ciondoli, spille ed altri oggetti di notevole pregio, frutto della fantasia e dell’abilità delle merlettaie che realizzano dei veri e propri gioielli.

In questi ultimi anni il merletto è diventato l’ennesimo elemento di attrazione turistica per il nostro territorio e il riconoscimento del nostro artigianato artistico è ormai talmente diffuso da aver permesso a Offida di sottoscrivere un protocollo d’intesa per la formalizzazione della candidatura del Merletto Italiano a patrimonio immateriale dell’Umanità Unesco.